Modella per caso: Amsterdam, Milano e una cartina in mano
La mia vita da modella tra Amsterdam e Milano: il percorso che ha portato a Soft Pillow Bags
Mi chiamo Sabina, sono la fondatrice di Soft Pillow Bags, e la mia storia inizia molto prima del brand.
Sono cresciuta in una cittadina sul mare in Croazia, creativa e riservata, con l’abitudine di immaginare le cose prima ancora di crearle. Se vuoi capire da dove nasce il mio modo di lavorare, puoi leggere qui il mio primo articolo. Ora stai per leggere il racconto del capitolo successivo: quello che non avevo previsto.
La modella per caso: Amsterdam, Milano e una cartina in mano
Approdare al mondo della moda non era nei miei piani. È stata più una spinta di mia madre che una scelta davvero consapevole.
I primi tempi sui set fotografici mi sentivo completamente fuori posto. Non sapevo dove guardare, dove mettere le mani e, soprattutto, non mi piacevo nelle fotografie. Non riconoscevo l’immagine che vedevo.
Prima Amsterdam, poi Milano. Due città sconosciute, una lingua che parlavo ancora con difficoltà e una cartina di carta stretta in mano per trovare gli indirizzi dei casting.
Gli smartphone non esistevano ancora. Quando mi perdevo, entravo nelle edicole o nei bar per chiedere indicazioni. Ripensandoci oggi, credo che molte persone mi aiutassero anche perché facevo tenerezza: magra, silenziosa, spaesata in città che sembravano muoversi più velocemente di me.
Quella ragazza con la cartina in mano oggi mi emoziona ancora. E allo stesso tempo mi rende orgogliosa, perché era molto più coraggiosa di quanto mi ritenessi a quei tempi.
I primi lavori, l’indipendenza e le amicizie vere
Con i primi lavori sono arrivati anche i primi guadagni. Ma soprattutto è arrivato qualcosa che non mi aspettavo: la libertà.
Non solo quella economica. Una libertà più profonda: capire di poter contare su me stessa, di riuscire a cavarmela anche lontano da casa.
Il mondo della moda viene spesso raccontato come un ambiente competitivo e superficiale. La mia esperienza è stata diversa.
Ci sono stati rapporti leggeri e veloci, certo. Ma anche amicizie vere, alcune ancora presenti nella mia vita dopo tanti anni. Quelle relazioni mi hanno aiutata a sentirmi meno sola e mi hanno insegnato che la solidarietà può esistere anche nei contesti più inaspettati.

Un lavoro che non avevo scelto, ma che mi ha insegnato tutto
Fare la modella era probabilmente l’ultimo lavoro che avrei immaginato per me. Eppure mi ha aperto la creatività in modi che non avevo previsto. Ho conosciuto persone straordinarie, ognuna con una storia diversa, ognuna con qualcosa da insegnarmi.
Ho lavorato per servizi fotografici, sfilate, showroom. Ho collaborato con brand che oggi fanno parte della storia della moda: Prada, Helmut Lang, Trussardi, La Perla, Cerutti. Ho fatto pubblicità per Mentadent, Acqua San Pellegrino, Aperol. Scrivendolo adesso mi sembra quasi la vita di qualcun’altra, eppure era la mia.

Era un’epoca completamente diversa da quella di oggi. Niente Instagram, niente cellulari con la fotocamera, niente selfie da postare. E forse proprio per questo ho vissuto tutto in modo pieno, presente, senza filtri. Ho poche foto di quegli anni, ma ho i ricordi nitidi di ogni esperienza vissuta fino in fondo, senza la distrazione costante di dover documentare tutto. Si viveva e basta. Una cosa che oggi mi manca e che cerco di non perdere.
Il lavoro, però, era tutt’altro che glamour. Chi lo vede dall’esterno immagina un mondo patinato, fatto di luci e riviste. La realtà è che si lavora sette giorni su sette, senza sabati né domeniche, se hai impegni programmati sei disponibile e punto. Il mio agente mi ripeteva sempre che bisognava vivere da modella al 150%. Io forse ne ho vissuto il 50%, perché non sentivo quel lavoro come davvero mio.
Ma è stata una scuola importante. Un insegnamento per la vita e per la creatività che porto ancora oggi in ogni cosa che faccio
Milano: la città che ha cambiato il mio percorso
Milano mi ha dato moltissimo.
È una città veloce, creativa, piena di stimoli. Una città che ti costringe a crescere, ad aprirti al mondo, a osservare meglio quello che ti circonda.
Ricordo ancora le giornate passate a camminare nel centro di Milano con la mia cartina, cercando di orientarmi tra un casting e l’altro. All’inizio la città mi sembrava enorme e quasi intimidatoria.
Poi, lentamente, è diventata casa.
Milano mi ha insegnato a muovermi nel mondo della moda, a riconoscere il valore dell’estetica, dei dettagli, dei materiali e dell’identità creativa.
Sono arrivata insicura e spaventata. Milano mi ha aiutata a trovare il mio spazio e a diventare la persona, e la founder, che sono oggi.
La nascita di Soft Pillow Bags
Soft Pillow Bags nasce anche da tutto questo.
Dalle esperienze vissute tra Croazia, Amsterdam e Milano. Dalla sensibilità sviluppata osservando il mondo della moda da vicino. Dalla mia attenzione per forme, materiali e presenza estetica. E anche dal coraggio di cui ho preso consapevolezza.
Il brand rappresenta il punto d’incontro tra creatività, esperienza personale e desiderio di costruire qualcosa di autentico.
E, in fondo, tutto è iniziato da una ragazza con una cartina in mano che ancora non sapeva dove sarebbe arrivata.

